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Full text of "Supplica di un fervido e religiosissimo cattolico alla Santita di Pio IX."

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SUPPLICA 



DI W FERVIDO E RELIGIOSISSIMO CATTOLICO 



ALLA 



SANTITÀ DI PIO IX 



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Seconda Edizione 





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SUPPLICA 



DI UN FERVIDO E RELIGIOSISSIMO CATTOLICO 



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econda odiacene 






BOLOGNA 

Tipografia all' Ancora 



PREFAZIONE DEGLI EDITORI 



u, 



n Cavaliere di antico e nobilissimo 
lignaggio, chiaro non meno per opere d'in- 
gegno, che per fama di pura e intemerata 
virtù , e nella sua grave età indefessamente 
dato a cristiana pietà, è l'autore di questa 
fervidissima supplica , con ogni fiducia da lui 
umiliata al S. Padre , già suo compagno negli 
studi , e che 1' onorò sempre di costante affe- 
zione. Fu questa bella scrittura da altri già 
divulgata per le stampe: e poiché nella pre- 
cedente edizione V autore per sua modestia 
volle tacciuto l'illustre suo nome , noi, benché 
il sappiamo, non osiamo propalarlo. Affinchè 
però il Clero conosca i doveri della Divina 
sua missione , e quello che veramente tornerà 
in prò della nostra Santa Religione , noi alla 



prima già esaurita edizione sopperiamo , rin- 
novando la stampa di questa supplica, a cui 
non potrà negare il suo assenso chiunque per 
mente corrotta , e per cuore tralignato non 
abbia a schifo i Precetti di N. S. G, C, le 
dottrine dei Santi Padri , e le Decisioni non 
meno degli antichi Pontefici , che dei SS. 
Concili , e fra i beni terreni e caduchi , e 
gl'immensi delia eternità, per quelli tenere, 
non rinunzi per sempre a questi , come fu 
chiarito per perentoria sentenza di G. C , e 
per chiarissima ammonizione di S. Pietro. 




BEATISSIMO 




La guerra 5 che sui primi passi di questa 
seconda metà del secol nostro si ruppe fra i più 
grandi potentati della civile Europa , toccò già al 
suo termine, avendola resa terribile e memoranda 
poco meri che un mezzo milione di umane vit- 
time cadute nel più bel flore dell' età , e monti 
di oro 5 da mandarne onusti tutti i cammelli d' A- 
frica e d'Asia, serviti ad alimentarla in men che 
tre anni volgessero. L' avea decretata Iddio sì 
strepitosa in sì corto spazio , perchè , siccome 
parve al senno di molti , coli' emenda degli er- 
rori della già vecchia e faticosa pace fermata in 
Vienna da cieche passioni nel 1815 , avesse fine 
P èra delle rivoluzioni che furono il portato di 
quello che a ragione fu detto politico mostro , e 
sopra salde e larghe basi di giustizia e di verità 
fosse fermata la durevole pace del mondo. Noi 
non ci faremo ad esaminare perchè tal guerra non 



6 

abbia conseguito un si desiderabile scopo , ma 
ben diremo che la pace poc' anzi concordata e 
già sull'uscio del Congresso di Parigi attesa pal- 
pitando dalle mille Speranze dell' oppressa uma- 
nità , benché abbia lasciato sussistere i funesti 
trattati che al 1815 segnarono un' epoca tanto 
infausta al vero e naturale ordine delle cose, e 
perduta abbia 1' opportunità luminosa di fondare 
un novello diritto pubblico europeo non discor- 
dante dalla civiltà sapienza e moralità del secolo 
adulto, ha pur dato nelle conferenze della discus- 
sione segni non equivoci di un progresso nel senso 
morale delle diplomatiche transazioni col rendere 
un omaggio alla giustizia ed alla verità, stimma- 
tizzando gli anormali e per eccesso di reazione 
essenzialmente rivoluzionarii governi di Italia. 

In questa qualsiasi discussione delle politiche 
condizioni di Europa , la quistione Italiana , la 
più rilevante per la futura pace del mondo , non 
ha fatto in verità che apparire sul limitare di 
quel Congresso col seguito fastidioso delle sue 
dinastiche difficoltà , ma immenso è il fatto che 
da un' assemblea di aristocratici conservatori siasi 
apertamente confessata la necessità della sua so- 
luzione , e che niuno , pur tra coloro che han 
fede nel diritto divino dei re , abbia osato disdire 
il biasimo de' principi che con insana politica la 
fanno più urgente , a rischio di sanguinose ca- 
tastrofi capaci di riaccendere un vasto incendio 
di guerra. 

Ardua invero , complicata e difficile , Beatis- 
simo Padre , è siffatta quistione , dacché , già 
provvidenzialmente semplificata dall' esser venuta 
tutta la Penisola in potere della dinastia napo- 
leonica ed alla caduta di essa fatta interamente 



sui juris , il fatele Congresso di Vienna si avvisò 
di ricomplicarla col ri stauro di tutte le vecchie 
feudalità , i cui effimeri dritti la rivoluzione uma- 
nitaria della fine del secolo XVIII e la guerra e 
i trattati avean per sempre aboliti. Forse l'Italia 
l'avrebbe di poi, fin dal 1821 , rifatta solubile , 
se la cospirazione dei re stranieri ed indigeni ed 
i novelli Congressi diplomatici non le avessero 
opposto insuperabile ostacolo. Ma ora vuoisi la 
pace vera, ed è forza che presto o tardi sia quella 
risoluta compiutamente e secondo i dettami del- 
l' eteraa giustizia _, per cui le nazioni soli forme 
divine che non può 1' uomo impunemente spez- 
zare per farne i moltiplici patrimonii di poche 
privilegiate famiglie , i cui capi pretendono do- 
minarle come legittimi ed assoluti padroni, laddove 
Iddio solo è il signore e padrone de' popoli. 

Se non che a risolverla senza che il mondo 
ne sia scosso da' suoi fondamenti , egli è mestieri , 
Beatissimo Padre, che ne sia innanzi tutto rimossa 
la maggiore, la più paurosa delle sue difficoltà. 
Il potere temporale de' Papi è da più di mille 
anni la pietra d'inciampo a cui si ruppe ogni 
sforzo d' Italia per raccogliere le sezionate sue 
membra , e , se non più regina delle genti qual 
era poc' anzi, per andar pari almeno tra le grandi 
famiglie de 5 popoli. E potrà mai dirsi giusto ed 
inalterabile un fatto eh' è la cagione permanente 
della degradazione politica e della miseria di 25 
milioni d' uomini che , eredi derisi della più gran 
potenza del mondo y si succedono nella perenne 
catena degli esseri? 

Ora la Santità Vostra mi permetta di esaminar 
brevemente e coli' intenzione espressa della più 
profonda riverenza alle somme Chiavi , se vera- 



o 



mente legittimi sieno i titoli del ponteficale pos~ 
sesso sulla parte d'Italia che dicesi Stato della 
Chiesa. Esamineremo di poi se questa temporale 
potenza giovò mai alla nostra santissima Religione 
e conferì alla divina dignità dell'Apostolica mis- 
sione, e se la sua gloriosa abdicazione, per rimanere 
solo Principe supremo della Città di Dio , non sia 
la condizione necessaria del trionfo della vera 
Fede in questa spaventosa invasione di false e 
temerarie dottrine che minacciano di soffocarla 
nella più civile parte del mondo. 

La Santa Sede, Beatissimo Padre, non te- 
nendo conto delle condizionate sommissioni di 
Roma e di alcune altre città dello Stato , fonda 
principalmente le sue ragioni di dominio sulle 
donazioni di Pipino , di Carlomagno e della con- 
tessa Matilde , essendo rilegata fra le favole della 
sloria non sincera quella di Costantino. Or Pipino 
che usurpava il regno di Francia a Childerico , 
ultimo re de' Merovingi , avea ben altro a pensare 
che di frammettersi nelle brighe d'Italia, allor- 
ché Astolfo re de' Longobardi era in procinto di 
riunire sotto il suo scettro l'intera Penisola. Ciò 
nondimeno Stefano III che vedeva di mal occhio 
V ingradimento della dominazione Longobarda, e 
adoperava a disputare Roma non sua ad Astolfo, 
recatosi in Francia, ottenne che Pipino, bisognoso 
del favore del Clero per consolidare la sua usur- 
pazione, rompesse guerra al conquistatore d'Italia, 
come già Gregorio IH avea invocato 1' altro usur- 
patore Carlo Martello perchè rompessela a Luit- 
prando. Pipino vinse, e le città ritolte ad Astolfo 
donò a Papa Stefano che benedisselo re di Francia. 
Morto Pipino , Carlomagno non contento del vasto 
regno lasciatogli dal padre 5 usurpò ai nipoti, figli 



9 

di Carlomanno , 1' Austrasia e la Borgogna. I due 
giovanetti diseredati , non securi di aver salva la 
vita i, ricoverandosi presso re Desiderio, successore 
di Astolfo 5 che avea già rivendicate a se le città 
da Pipino invase con violenta e non preveduta 
irruzione sulle terre Lombarde. Adriano I, succe- 
duto a Stefano III , ricorre all' usurpatore del- 
l' Austrasia e della Borgogna per ricuperare la 
ritolta preda, ed una nuova invasione di Franchi 
coprì di stragi e di lutti la misera Italia. Messo 
a morte Desiderio con gì' innocenti figli di Car- 
lomanno ed i suoi proprii, svanì ancora una volta 
per gl'Italiani il buon destro di avere una sola 
e potente patria regnata da un re indipendente 
e , benché di straniera origine , nato sotto il suo 
cielo : sorte non dissimile da quella delle Gallio, 
già elevate a dignità e potenza d' impero sotto 
una germanica dinastia. Il danno di quella gene- 
razione de' nostri maggiori fruttò al Pontefice una 
donazione d' assai più larga di quella già fattagli 
da Pipino, ma Carlomagno riserbò a sé il dominio 
eminente sulle donate provincie. Adriano, contento 
di regnare sur un più vasto territorio , accettò la 
soggezione al re Franco, consentì a limitare la 
libertà delia Chiesa lasciando dipendere dal con- 
senso di quello la elezione de' suoi successori e 
la investitura de' vescovi , e con solenne consa- 
crazione dichiarò giuste e sante le sanguinose 
usurpazioni di Carlo. La costui terza spedizione 
in Italia fu pur essa provocata da Papa Adriano 
per dilatare il suo regno sui possedimenti del duca 
di Benevento , e la nuova concessione fatta a Carlo 
in compenso de' nuovi acquisti si fu l'anatema 
scagliato al duca di Baviera ed a' suoi sudditi che 
fieramente difendevano la propria indipendenza. 



10 

disputando quella parte della Germania all' in- 
giusto ed insaziabile conquistatore. 

Non accade eh' io riandi più oltre la storia 
di que' miseri tempi per rinvenire le schiette ori- 
gini del potere temporale del Pontificato cattolico. 
Quanto essa ci ha dato a conoscere in questo 
rapido cenno ci è sufficiente a poterle sommessa- 
mente indirizzare , Beatissimo Padre , 1' umile 
inchiesta , cui abbia a rispondere la coscienza 
dell' onest' uomo , senza che s'innalzi il grido di 
quella più rigorosa e schiva del Ministro supremo 
del Santo de' Santi. L' é forse avviso, Beatissimo 
Padre , esser pura e scevra di peccato e però 
legittima questa terrena sovranità proveniente da 
crudeli e barbari usurpatori degli altrui regni, e 
derivata da guerre omicide ed ingiuste che rovi- 
narono le più care speranze della nostra povera 
Italia, tante volte insanguinata e sempre rifatta 
a brani sol perchè i Pontefici, a ritroso dell'esem- 
pio e della dottrina del divino Autore del Cri- 
stianesimo y potessero inorgoglire nella pompa di 
una mondana e regale dominazione? E poniamo 
che santi e legittimi fossero quei re che alla 
Chiesa Romana fecero sì larga dote solo per 
onestare agli occhi de' popoli le loro violente 
usurpazioni, potrà mai nella moralità della giu- 
risprudenza non diplomatica del nostro secolo aversi 
per razionale ed inviolabile il titolo della forza , 
per cui stranieri combattenti tolgano a possessori 
accettati e tranquilli , e donino altrui , siccome 
mandrie di pecore, popoli non volenti? Vi sarà 
mai una dialettica sì sottile che valga a dimo- 
strare cristiano un sì disonesto mercato di uomini 
battezzati, fra il Padre comune de' credenti , de- 
positario della più pura ed incorrotta dottrina 



1 1 

evangelica , e principi violatori <T ogni più santa 
cosa ? Non abbiamo bisogno di attendere lunga- 
mente la risposta a sì fatti quesiti , laddove la 
Santità Vostra si concentri un istante nell'esame 
e ne giudichi col criterio della sua naturai pro- 
bità. Ove poi ella getti uno sguardo sulla storia 
lamentevole de' vicini regni di Napoli e di Sicilia, 
la sua sinderesi di uom giusto e pietoso fremerà 
al ravvisare 

Di che lagrime grondi e di che sangue 

lo scettro che i Pontefici suoi antecessori per tanti 
secoli han tentato di stendere su quelle sempre 
ribellanti e commosse regioni , sulle quali cento 
volte al lor cenno discese il turbine della guerra, 
e l' instabilità delle dinastie regnanti senza posa 
interruppe il consolidamento , F espansione ed il 
progresso delle civili e politiche istituzioni , non 
mai i Papi sopportando che vi regnassero se non 
Principi ligi e dipendenti dal loro eminente do- 
minio. 

Che Roma pur essa non sottostasse volenterosa 
alla signoria Pontificale impostale da Garlomagno 
n' è prova la grande sollevazione che , regnando 
Leone III successore di Adriano , richiese una 
quarta discesa in Italia del Franco imperatore , 
e più tardi il dimostrarono le strepitose rivolu- 
zioni italiane che Ottone il Grande ebbe a com- 
primere restituendo alla sua Sede il papa Leone 
VIII, e le due famose operate da Crescenzio che 
replicatamente fecero invocare dai Pontefici Be- 
nedetto VII e Giovanni XV la sempre devastatrice 
e barbarica invasione teutonica, imperante Ottone 
II. Così in ogni tempo per la misera Italia fu 



12 

aperta la via alle straniere depredazioni ed al 
peggiore e più durevole di tutti i mali , al predo- 
minio ed alla funesta influenza delle Germaniche 
razze , perchè i Papi conservassero quel regno 
mondano che tante lagrime e sciagure inenarra- 
bili è ad essa costato. 

Noi qui non possiamo svolgere tutta la storia 
Italiana di mille e pili anni per metterne sotto gli 
occhi della Santità Vostra i moltiplici loculentissi- 
mi documenti. Bastano i già riferiti a farle sentire , 
Beatissimo Padre, che non può esser venuto come 
una benedizione dal Cielo ciò che fin da' suoi 
pi im ordii ha seco portato una sì spaventosa col- 
luvie di sinistri e lagrime voli effetti. 

Stimiamo inutile il fermarci sulla donazione 
della contessa Matilde , dacché se il testamento 
della pia matrona avesse avuto la forza legale di 
trasferire a' terzi , in mancanza di propri e legit- 
timi eredi , ciò ch'ella possedea a titolo feudale, 
non il solo così detto patrimonio di S. Pietro sa- 
rebbe venuto in sorte alla Santa Sede, ma e la 
Toscana e Modena e Reggio e Parma e Verona e 
Mantova , che sì grande era la dote della figlia 
di Bonifazio. Ma Arrigo IV imperatore dichiarò 
nullo quel testamento , e feudi appartenenti al 
Sacro Romano Imperio tutte quelle signorie non 
trasferibili che per successione legittima ; e non 
fu se non dopo lunga ed accalorata contesa che 
per amor della pace e per aver in quel mezzo 
Gregorio VII innalzato all' apogeo della potenza 
il Pontificato , 1' imperatore gli lasciò prendere 
1' Umbria e quanto ancora è compreso sotto quel 
titolo di Patrimonio di S, Pietro. 

Che se, a puntellare la inferma legittimità 
del temporale dominio de' Papi , vorrassi opporre 



-"A 

la dieci volte secolare prescrizione di possesso , a 
non farne caso basterà il tristo aforismo legale : 
quod nullum et infirmum est in principio , tradii tem- 
poris convalescere non poteste Vi fossero pur corsi 
sopra i 250 secoli pe* quali il nostro pianeta dee 
ancor travagliarsi per divenire alla perfezione della 
sua orbita 5 cièche la storia, coscienza del genere 
umano , ha chiarito ingiusto non può per andar 
di tempo tramutarsi in giusto , se non per libero 
ed espresso accordo delle parti interessate, in fatto 
di sovrano dominio. Per consensum hominum , dicea 
l'Angelo delle Scuole, ma in tal caso il nuovo 
e non l'antico titolo è valutabile. 

Ora la Santità Vostra si degnerà venire esa- 
minando con noi se la temporale dominazione 
de' Pontefici tornasse mai utile alla nostra santis- 
sima Religione ed all'augusta dignità del Pon- 
tificato. 

Preliminarmente e quasi in pruova pregiudi- 
ziale osserveremo che tra i Papi de' primi sette 
secoli dell'era cristiana , prosciolti da ogni inge- 
renza sulle cose mondane , la Chiesa è gloriosa 
di 'annumerare più di cento Pontefici canonizzati 
a voce di popolo e collocati nel calendario de' San- 
ti , e che non più alcuno ne ha potuto contare 
così notoriamente ascritto in quell' altissima gerar- 
chia negli undici secoli posteriori, tranne Gregorio 
VII e Pio V ; dei quali la storia , rispettando le 
esimie virtù, ha pur sindacato nell'uno il troppo 
monastico zelo e forse nell' altro l'oblio della sua 
pontificale qualificazione di Servus servorum Dei , 
che sul trono si è poi quasi da tutti presa a 
gabbo. 

Ma ohimè! che a noi veri credenti rifugge 
1' animo dal ritessere, ancorché di volo,, la storia 



14 

ingloriosa delle transazioni e delle derogazioni 
dagl'immutabili principii della morale cattolica e 
delle defezioni alla carità, precipuo fondamento 
della divina religione del Cristo, ed alla giusti- 
zia , primo ed assoluto bisogno dell' umanità , in 
vista degl'interessi della temporale potenza! Chi 
di noi può , senza sentirsi sollevare e piangere il 
cuore ( ancorché per noi si voglia che la storia 
abbia mentito), riandar colla mente esterrefatta 
e confusa le guerre invocate o provocate a ster- 
minio de 5 popoli f le usurpazioni santificate , le 
cospirazioni promosse , lotte fratricide e parricide 
quasiché autorizzate dall'assistenza, (1) rìpudii 
di pie regine e adultere nozze di re malvagi le- 
gittimate , le gare scandalose per sete di regno 
degli Antipapi, le inaudite ribalderie dei Borgia , 
dei Farnesi , de' Medici e degli altri figli o nipoti 
de' Papi agognanti a regio stato , conseguenze tutte 
del Pontificato eretto a sovranità terrena, e geloso 
di conservare e di ingrandire la mondana signoria 
e d'innestarla nelle pontificali famiglie, non che 
pruova luminosa ad un tempo della divinità della 
nostra Religione uscita incolume e ognor rliù 
vivace 

Dalla fiumana di tanta nequizia ! 

Deputati per la loro alta missione di padri 
de' popoli, dopo le glorie incontestabili del pri- 
mitivo Apostolato, i Papi re ne' più de' casi in 



(1) Gregorio IV nella guerra tra Lodovico Pio ed i figli 3 
e di questi fra loro. * 



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D 

luogo di far pesare la loro eminente autorità a 
prò dei deboli e degli Oppressi e di tutelare le 
ragioni mal difese delle moltitudini formanti la 
Chiesa } parteggiarono per i potenti oppressori , 
sia perchè di questi avean uopo a mantenere il- 
lesa la loro potestà secolare , sia per V avversione 
che il regio fasto avea lor messo in cuore per la 
democrazia , elemento essenzialissimo del più sin- 
cero Cristianesimo. Ed a che ricercarne negli an- 
tichi annali le pruove , ne' quali, benché scarse, 
del contrario non mancano la Dio mercè, e lo 
confessiamo con gioia ? Nella storia contemporanea 
ben viva è ancor nella memoria degli uomini la 
ricordanza, Beatissimo Padre, della pur troppo 
famosa Enciclica del suo predecessore Gregorio 
XVI ai vescovi della poc' anzi massacrata Polonia. 
QuelP eroico ed animoso popolo era insorto per 
rinvendicare la sua conculcata libertà, la sua 
dignità di nazione e per la Fede de' padri suoi con- 
taminata ed insidiata dallo scisma dello Czar-pon- 
tefice delle Russie che non sopportava sudditi non 
credenti al suo preteso divino mandato. Miracoli 
stupendi di valore e di scienza militare aveano 
commosso il mondo e resolo simpatico ammiratore 
di quel santo amor di patria e delle avite cre- 
denze , onde un pugno di bravi , dopo la disfatta 
di due eserciti nemici, se alcuno della cattolica 
comunione gli avesse fatto di spalla , avrebbe ri- 
dotto a confessarsi vinto il più potente Impero 
della terra. La loro giusta e nobilissima causa alla 
Cristianità tutta raccomandavano le antiche glorie 
della secolare protezione del mondo civile, dell'an- 
temurale de' generosi petti Polacchi opposti all'in- 
vasione dei Maometti , degli Amurat , de'Solimani, 
e la diga insuperabile inalzata contro il dilagare 



16 

dello scisma d 5 Oriente. La peroravano innanzi al 
trono di Dio Ladislao III. Stefano Batory , So- 
bieski e Sigismondo III , die sì terribile avean 
renduto agli Infedeli il nome polacco. Ma già , 
privo d' ogni sperato soccorso , falliva 1' eroico 
sforzo della smembrata magnanima nazione sotto 
l'enorme peso di un impero eh' è la nona parte 
del nostro globo, ed erano a prevedersi le atfcroci 
vendette dello Czar e Pontefice Moscovita, e ciò 
che avrebbe fatto a cancellare in quel popolo ogni 
resto del Cattolicismo che più di ogni altra cosa 
resisteva alla fusione di esso nella massa prepon- 
derante de' suoi scismatici servi. E fu allora che 
il Santo Padre Gamaldolense, più che Papa suddito 
Austriaco e devoto a tutte le monarchie assolute , 
col gelo dell'età e delle servili dottrine nel cuore 
sentenziò irreligiosa la santa ribellione de' soli 
rimasti veri credenti in tanta vastità d'impero, 
dichiarando così legittima ed insindacabile la loro 
civile 5 religiosa e politica oppressione. Conse- 
guenze immediate della vittoria applaudita del- 
l' infulato tiranno si furono le chiese cattoliche 
convertite in mangiatoie di cavalli , i sacri asili 
delle vergini sottoposti a brutali ministri dello 
scisma , e quelle assoggettate a strane torture , 
cinque milioni di Greci-Uniti, antica conquista 
della Fede polacca, rimenati all'apostasia, ogni 
monumento della gloria nazionale distrutto o tra- 
sferito alla città capitale dell'Impero , una schiera 
innumerevole di generosi trascinata a piedi a mo- 
rire nelle profonde e micidiali miniere della Si- 
beria , i più notabili adoloscenti strappati alle 
paterne case e condotti in lontane regioni ad essere 
educati moscovitamente , un numero prodigioso 
di forti, per la fuga campati dal patibolo, ridotti 



17. 

ad errare mendicando per terre- ospitali ed ino- 
spitali , e le quasi regie fortune delle più grandi 
ed illustri famiglie donate ai satrapi della Corte 
e dell'esercito trionfatore! Or la condanna della 
legittima insurrezione non era forse implicitamente 
una giustificazione della smisurata e crudele ven- 
detta ? Essendo voi re , Beatissimo Padre , siete 
necessariamente portato ad approvare queste regali 
rappresaglie ! e la stessa Santità Vostra , che al 
felice esordire del Pontificato 1' universo intero 
ammirava e plaudiva come il più mite e pio e 
magnanimo principe , ne ha dato una nuova, spa- 
ventosa e deplorabile pruova , non appena di esser 
re le sovvenne. 

Noi qui non ricorderemo le troppo note vi- 
cissitudini del Romano movimento ,, ma potrà mai 
un cuor cristiano rammentar senza gemere che, 
mentre tutta Italia 9 confortata dalle liberali ten- 
denze de'primi albori del governo di Vostra Santità 
e forse aggiustando fede al pio programma del 
Filosofo piemontese , l' Italia chiamata a grandi 
speranze dai primi fausti successi della guerra di 
Lombardia ^ si alzava per riconquistare a costo di 
tutto il suo sangue il più sacro ed inalienabile 
dritto delle nazioni capaci di avere una vita pro- 
pria ,T indipendenza di che per lei la diplomazia 
a.vea già fatto sì vile mercato > Vostra Santità con 
la funestissima Enciclica del 29 aprile 1848 ag- 
ghiadò quel patriottico ardore , paralizzò quel 
magnifico moto, stendendo le braccia, in segno 
di pace e di amore , al suo eterno nemico. Ma 
la soggezione de' popoli dal cui consenso origina 
il dritto della sovranità , è alla condizione sine 
qua non di un giusto , illuminato e liberale go- 
verno., né ha, né può avere alcuna ragione di 

2 



18 

dominio sovr' essi chi da altro più imponente 
officio è reso inetto a guarentir loro 1' autonomia , 
e dee lasciarsi imporre dallo straniero la legge 
per incapacità di brandire contr' esso la spada. 
Quell'Enciclica^ Beatissimo Padre, fu pertanto, 
chi ben la esamini , la solenne sua abdicazione 
alla temporale sovranità, una formale rinunzia al 
reggimento politico di 3 milioni d' Italiani aspi- 
ranti ad avere una libera patria , perocché v' è 
ingenuamente confessata 1' inabilità del Papato 
all' adempimento del più esplicito dovere dei re. 
Ed invero a che servono i re > se atti non sono 
a concentrar nelle lor mani la forza per tutelare 
internamente i popoli dallo straripare delle mal- 
vagie passioni , e al di fuori dall' insolenza de' ne- 
mici invasori? Vostra Santità, come Padre di tutti 
i Credenti ed investito di un santo ministerio di 
pace , dichiarava che , avendo per figli i suoi 
propri sudditi , avea pure in tal conto gli oppres- 
sori della comune patria Italiana, non potea con 
atti ostili contender loro quella miseranda preda 
che già per tanti secoli avean arsa , smunta e 
desolata ! Sia pur così , Beatissimo Padre , ma 
dunque ( e sia detto colla più profonda riverenza 
dell' augusta persona del sommo Sacerdote) , dun- 
que giù da quel trono che nulla aggiunge anzi 
detrae alla maestà del Vicario di Dio , e dall' al- 
tezza del quale onestamente ella non può neppur 
lanciare , come il vecchio Priamo , telum imbelle 
sine ictu siili 9 invasore della sacra e gloriosa terra 
degli avi nostri. La spada è 1' emblema della so- 
vranità di questo mondo , ove il dritto per la 
tristizia degli ucmini non è mai abbastanza tu- 
telato dalla ragione ; e se la Santità Vostra non 
sa e non può brandirla che per punire con 



19 

eccezionale severità i falli e i pensieri e le aspi- 
razioni de' popoli soggetti j in quello che le rimane 
la più inamabile le manca la più eminente ed 
illustre qualità del sovrano. Ed è nel cuore di 
questa Italia che ad ogni patto nella presente 
maturità dei tempi vuol essere, quale la fece Iddio 
con sì marcati e stupendi valli o qual fu con glo- 
ria che ogni altra gloria offusca e confonde > la 
terra di una grande e poderosa nazione sui iuris , 
è in questo mezzo, ov' è il fato dell' eterna Città, 
che il Papato vuol conservare un regno impossi- 
bile con tre in quattro milioni di nobilissimi Ita- 
liani , ora evirati dalla sua mondiale paternità ? 
Ma il divampare intempestivo di questa sua carità, 
non ordinata ma universale senza graduazione , 
la quale ribadì ( come già le tante volte la mon- 
dana ambizione dei Papi ) le catene di Italia , era 
pur la condanna e per così dire l'anatema di 
una ben lunga serie de' suoi santissimi precessori 
guerrieri ad oltranza, ed (oserò dirlo?) la con- 
danna della stessa Santità Sua che un anno di 
poi tutta la Cristianità chiamava all' armi ed a 
far man bassa del suo popolo Romano ; perchè , 
dalla sua diserzione al campo nemico abbandonato 
a se stesso , avea quello riassunto la forma di 
governo che da più secoli innanzi gli aveano le- 
gata i padri suoi, e che già procurato aveano di 
ricostituire Crescenzio e Cola di Rienzo. La guerra 
allora fu santa e pia , e spettacolo invero edifi- 
cante pel Cristianesimo si fu quello del suo Sommo 
Sacerdote, novello Coriolano alle porte di Roma 
senza una madre che ne stemprasse il cuore , fra le 
stragi e le rovine far rimontare ai setti Colli la 
sua autorità trionfante pel dritto abominevole della 
forza ! E qual uso ha fatto la Santità Vostra della 



20 

regia potenza ricuperata coli' ingiuria della san- 
guinosa conquista? Quello stesso del bombardatore 
delle più illustri città a lui soggette , del suo già 
nemico e poi riverente amico ed ospite di Gaeta, 
e con terrorismo pari e pari violenza di reazione, 
senza perciò potere in sette anni fermare un si- 
mulacro appariscente di governo che non fosse lo 
sgomento e l'incubo, non cbe de' suoi sudditi, 
di tutti gli appaurati conservatori della vecchia 
Europa-? E riormando allora , con esemplar peni- 
tenza del bene già promesso ed iniziato, la traccia 
del defunto papa Camaldolese, non solo la Santità 
Vostra fu prodiga di sorrisi e di benedizioni al 
re carnefice di Napoli e della Sicilia , ma fece 
ogni più affettuosa dimostrazione di paternità 
a colui che a più duro ed umiliante servag- 
gio sommetteva l'Italia, onde passò inoservato 
agli occhi del Ministro del Dio delle misericordie , 
come atto d'indispensabile severità, quel rinno- 
vamento ( nell' Ungheria , già propugnacolo del 
cristianesimo) dell'antico eccidio di Tessalonica 
che y ad indelebile onore del sacerdozio, incontrò 
un petto virilmente apostolico nel santo Arcivescovo 
di Milano. Quel popolo di valorosi erasi levato 
come un sol uomo a ridomandare la religiosa e 
piena osservanza dei patti che 1' aveano prima- 
mente aggregato all'Impero e che nella stremità 
del pericolo Maria-Teresa , avendo ai reni la for- 
midabile spada del gran Federico , nuovamente 
giurava a pegno della salvezza , di che poi a quei 
prodi cavalieri andò debitrice. A novella estremità 
ridotto l'Impero dall' insuperabil valore di quei 
Maggiari che 1' avean campato allora dal gran 
periglio, si chiamavano a far impeto contro quegli 
indomiti petti le innumerevoli schiere del vicino 



2! * 

Autocrate , e complice il tradimento , alla fine il 
dritto , come pur suole , era vinto dalla prepotenza 
della forza. Ne conseguitò un semi-giuridico sol- 
datesco massacro , la sospensione al vituperoso 
laccio dell' assassino di sacerdoti e laici e dei più. 
nobili figli dei famosi campioni della cristianità, 
la rapina pseudo-legale dei splendidissimi patrimo- 
nii dei più illustri magnati, 1' oltraggio di matrone 
e vergini ignominiosamente curvate sotto il bastone 
dei carnefici e 1' estinzione totale della personalità 
di quel popolo già piuttosto alleato cbe suddito 
e che tante volte avea salvato dall' invasione del 
nemico del nome cristiano 1' Europa. La compli- 
cità del papato nella violenta reazione dell' asso- 
lutismo non le permise,, Beatissimo Padre, di 
profferire una parola, non dirò di biasimo a sì 
smoderati eccessi di crudeltà , ma di temperanza 
nella più che sillana proscrizione. Che anzi il 
barbaro ed inglorioso trionfatore poco stante era 
supplichevolmente invocato a puntellare il già 
caduto e mal risorto temporale dominio del pon- 
tificato. 

Dopo questi attuali fatti e tali, emergenze 
tristissime dell' età nostra avrem noi mestieri , 
Beatissimo Padre, di ricercare nei vecchi annali 
le mille prove concludenti dell'inestimabile danno 
procacciato dalla superbia e dall' interesse della 
mondana potenza all' austera ed illibata religione 
del Cristo e dello svilimento derivato all'augusta 
dignità dell' Apostolico ministero ? Diremo senza 
più che ove tra 1' Impero d' Oriente e la Santa 
Sede non fosse lungamente riarsa la contesa per 
la signoria della Pentapoli, dell'Esarcato e di al- 
tre città d'Italia, forse il funesto scisma di Fozio 
non avrebbe avuto una sì contagiosa virtù di 



22 

espansione , e che il Cattolicismo Polacco , già 
conquistatore di nove milioni di Greci-uniti , dal- 
l' immensa famiglia Slava 5 1' avrebbe forse a lungo 
andare divelto , se il Pontificato , scevro da ogni 
interesse terreno 5 avesse potuto innalzare un grido 
ascoltato dalle Potenze Cattoliche naturalmente 
gelose del minacciato equilibrio degli Stati europei, 
allorché la Polonia esalava P anima negli artigli 
delle tre Aquile divoratrici. Direm pure che senza 
il fasto del Papato regnante , al cui elemento ab- 
bisognavano indeficenti richezze , onde il venale 
commercio delle più sante cose , forse il Prote- 
stantismo non avrebbe invaso tanta parte del 
mondo , e la corruzione di Roma e del suo clero 
non avrebbe inclinato tanti popoli a dubitare 
dell' assoluta santità delle sue dottrine ed a correr 
dietro al seducente nome di Riforma eh' era il 
voto d' ogni onesta coscenza. E pur assai prima 
di questa lagrimevol catastrofe e prima dell'enor- 
mità e degli scandali del nepotismo dei Papi y il 
divino poeta , Dante Alighieri , cattolico , e come 
noi 5 credente 5 persuaso e convinto, dall'altissima 
tribuna della sua cristiana Epopea, esclamava : 



Oggimai di che la Chiesa di Roma 
Per confondere in se due Reggimenti 
Cade nel fango e sé brutta e la soma. 

Purg. C. xvi. 



onde poi si facea ragione del perchè la sapien- 
tissima legge di Mosè avesse esclusi dall' eredità 
i figli di Levi deputati con tutta la loro progenie 



23 ? 

al sacerdozio. E prima ancora di lui e delle se- 
colari calamità onde Guelfi e Ghibellini per la 
papale o la imperiale dominazione contrastarono 
air Italia i più bei giorni della rinnovata sua vita 
politica , e prima dei deplorabili attentati dei Papi 
per tramutare in patrimonio delle loro prosapie 
le libere e contrastanti città e provincie d' Italia 
e degli assassinii di Cesare Borgia che ne spense 
le municipali signorie e di cui la Chiesa fecesi 
erede , 1' eloquente dottore S. Bernardo scrivea ad 
Eugenio II quelle solenni parole di consiglio a 
smettere ogni mondana pompa che bene avreb- 
bero dovuto risuonare air orecchio d' ogni Ponte- 
fice. Ah ! dia loro ascolto la Santità Vostra , poiché 
son parole di santo e acceso zelatore della dignità 
e dell' onore della Chiesa di Dio. Col magnanimo 
rifiuto della mondana potenza, ripudii , Beatissimo 
Padre , V onerosa eredità della funesta ambizione 
di tanti suoi predecessori e degli scandali e dei 
peccati che per cagione di quella contaminarono 
il sommo sacerdozio > e della dottrina evangelica 
adombrarono la limpidissima luce. E fare oltrag- 
gio all' eminente eccelso grado di Vicario del Re 
della gloria , del Signore del mondo, e allo splen- 
dore del vero della Cattolica religione, il dire e 
ripetere con gli uomini carnali ed incapaci di 
sollevarsi al sublime concetto della spiritualità 
del Cristianesimo , che a rilevare agli occhi dei 
popoli il divino potere di che il Pontefice è in- 
vestito per missione del Cielo , uopo è che segga 
re fra i re della terra ! Ma quale ampiezza di regno 
terreno può mai rispondere alla rappresentanza 
di Dio che con un atto di volontà modera le in- 
cessanti evoluzioni di milioni di mondi , al cui 
confronto la terra tutta è una scheggia ? Terrà 



24 

egli , il Pontefice , il conveniente suo luogo tra i 
dominatori di questo picciolo globo , regnando 
sur un territorio da costituire poco più che un 
ducato e non potendo esser annumerato che nel- 
l'infima classe delle potenze, tra satelliti minori 
dei grandi Stati che loro mandano di rimbaJzo 
la luce? Vuoisi che al franco esercizio della spi- 
rituale autorità sia necessaria la piena libertà , 
l'indipendenza , la sovranità. Ma per più secoli 
il Pontificato non ebbe altro regno che la città 
di Dio, né altra pompa ed imponenza che la gloria 
della Croce, né altra spada che là parola ; e quei 
molti anni sono i più luminosi e i più fecondi 
di bene , di conquiste e trionfi della storia della 
Chiesa. La costei libertà non fu più che violenza 
quando la regia podestà fu congiunta alla primazia 
episcopale, e d'allora in poi ogni suo più geloso 
interesse , con immenso scandalo della Cristianità, 
fu subordinato alla conservazione ed all'accresci- 
mento del regno mondano. E nello stesso apogeo 
della papale potenza quella libertà fu il perpetuo 
soggetto di querele , di lotte e di anatemi e sov- 
versione degli ordini sociali! L'idea erasi fatta 
uomo nel monarca e perciò la sua virtù di morale 
convertita in materiale , ed era divenuta passiva 
di tutti gl'impedimenti della libera azione del- 
l' uomo. E quindi, e segnatamente ai nostri giorni» 
fu forza al Pontificato di abbassare la maestà 
della Fede facendola ausiliaria e complice subal- 
terna di tutte le abusive sovranità ripugnanti ad 
aprir gli occhi alla luce del secolo ed a sostituire 
il dritto all' arbitrio , onde avvenne che la più 
santa delle cose con immensa iattura della pub- 
blica moralità , fu confusa nell' avversione dei 
popoli doppiamente compressi colla detestata 



^25 

tirannide, e l'alta dignità del sacerdote colla viltà 
della politica inquisizione ! 

Il divino maestro avea ben definita e distinta 
qual fosse 1' autorità conveniente ai supremi De- 
posi tari e Conservatori della Fede., allorché disse 
agli Apostoli : Reges gentium dominantur eorum , 
vos autem non sic. Sapientissima lezione perduta 
per tanti successori degli Apostoli , non meno di 
quella della Tentazione che l' impolluto Pontefice 
Gesù Cristo , trasportato da Satana sui pinnacoli 
delle più alte sommità della terra , volle subire 
per farne scorti che, ove i suoi messi si fossero 
avvisati di confondere il regno di Dio con quello 
del mondo, loro sarebbe avvenuto di avere a 
prestare ossequio al Mammone d' inquità! E nel 
vero, in che mai si è differenziata la sovranità 
dei Pontefici da quella dei più assoluti monarchi? 
Poste da banda tutte le enormità del passato , per 
affrettarci alla conchiusione di questa sì lunga 
esposizione di quanto ci ha suggerito lo zelo ar- 
dente della Cattolica Religione, ci basti, Beatis- 
simo Padre , la storia contemporanea del regno 
del suo immediato Predecessore e del suo proprio 
in questi ultimi anni della funestissima dittatura 
Antonelli. Austero , terribile e senza viscere di 
misericordia fu quello, sollevando del continuo 
i popoli insofferenti al peso di un duro ed inetto 
governo. Il suo , Beatissimo Padre , incominciato 
con felicissimi auspici , non appena ella risentì 
il disagio di un limite alla sua facoltà di principe, 
per le più lagrimevoli vicissitudini si tramutò in 
ostile, minaccioso, intrattabile e al di là d 5 ogni 
termine reazionario , e però impossibile senza la 
pressura di eserciti esterni , pronti all' acciacco 
dei popoli , il cui fremito risuonò, non ha guari, 



26 

e non senza incuter terrore, negli animi elei Ple- 
nipotenziari del Congresso di Parigi. 

Ma qual è dunque il significato arcano di 
quelle gravi parole del divino Maestro : Vos autem 
non sic ! Gli è forse di adoperar peggio e più du- 
ramente che i re delle genti? 

Così i Pontefici , a quel che pare , 1' anno 
inteso e l'intendono, ma il sincero intendimento 
si è che il dominari nel senso regio non si affa 
alla sacerdotale mansuetudine. Qual cosa infatti 
men propria , Beatissimo Padre , ad associarsi sim- 
paticamente con la dolce e caritatevole paternità 
spirituale , di quello che sia la hurhanza della 
regia podestà , massime oggigiorno che i re , co- 
testi proprietari d'uomini, ripugnanti al principato 
civile e tenaci del concetto dell' eterna minorità 
de' popoli e della necessità e del diritto dal canto 
loro di una perpetua tutela irresponsabile , sono 
in istato permanente di guerra e di minaccia al- 
l' incontro delle irritate popolazioni , alle quali la 
civiltà dei tempi ha rilevato che nulla v' ha di 
divino e di sacro nei re , fuorché il potere che 
pel loro consenso è lor conferito a patto di un 
provvido , saggio ed illuminato governo e d' isti- 
tuzioni rispettose all' umana dignità e ai dritti 
dell'uomo. Dritti , Beatissimo Padre, che non ista- 
remo a contendere quali e quanti sieno , attenen- 
doci alla loro semplicissima sintesi , la libertà , 
la libertà di tutti che si tiene nei limiti dell' os- 
servanza verso quella di tutti e di ciascuno , e 
che Iddio stesso , per farne un essere morale e 
risponsabile , dava all' uomo colla magnifica di- 
gnità del libero arbitrio. La qual cosa l' eterna 
Sapienza facea, benché alla sua prescienza fosse 
aperto e presente , qual detestabile abuso 1' uomo 



27 

r 



ne avrebbe fatto scombuiando la stupenda armonia 
dell'ordine della natura, fino a render necessario 
un sagrificio che confonde l'umana ragione; lad- 
dove i re presumono di cancellare negli uomini 
quell 5 augusto carattere fino a rabbassarli alla 
condizione di bruti, sol perchè l'uso più o meno 
largo della libertà turba alquanto i lor sonni e 
limita la loro onnipotenza! Oh! nulla, nulla. Pa- 
dre Santo , di più disdicevole, perchè empio, 
odioso ed iniquo all' amorevole e pietoso officio 
di supremo Pastor de' Fedeli ! Ed ecco che gli 
stessi re delle genti si mostrano sgomentati del 
reggimento dell' ecclesiastico dominio, e per la 
cura gelosa della pace del mondo si arrogano il 
dritto, Beatissimo Padre , di proporle più miti 
consigli ed una radicale riforma. Se non che qual 
riforma veramente efficace è mai possibile in co- 
testo artificiale congegno di clericale oligarchia 
p.he ad ogni tocco si sfascia e rovina? La Santità 
Vostra ne ha già fatto un abortivo esperimento 
all' esordire del suo Pontificato , ed il violento re- 
cesso l' ha resa non più praticabile , ora che ha 
di più a superare la profonda antipatìa e nimistà 
de' popoli , e che l'enormezza del debito pubbli- 
co, il peso esorbitante delle imposte e le insanabili 
piaghe deir erario sono ostacoli insormontabili al 
ritorno del riposato viver civile. 

Che dunque le resta , Beatissimo Padre ? Una 
splendidissima gloria congiunta al più magnifico 
trionfo dell' umile e santa religione del Cristo ed 
alla riconciliazione dell' universo popolo Italiano , 
e l'ammirazione del mondo , alla maggior gloria 
di Dio. Di quel Dio , Padre Santo , che le ha 
mallevato la sua onnipotente assistenza fino alla 
consumazione de' secoli, non per la durata del 



28 

miserabile regno terreno, ma per la stabilità della 
pietra angolare su cui edificata è la Chiesa, non 
avendo egli per ciò mestieri della fragile canna 
di un piccolo scettro mondano. Deh ! che con una 
fatale esitazione Vostra Santità non attenda eh<> 
senza discernimento tutto sia diroccato da mano 
irosa e da cieco impeto in una nuova, forse non 
lontana, crisi d' Europa riscossa ! Deh ! che la fine 
del suo regno, or divenuto oggetto di commise- 
razione e di biasimo , sia più ammiranda e glo- 
riosa del suo principio, ed oscuri la falsa gloria 
de 5 Papi che a prezzo di sangue e di lacrime ita- 
liane acquistarono la fatai dote alla Chiesa. Or 
ella può Beatissimo Padre , salvar tutto ciò che 
al suo cuore , alla sua pietà, all'alto concetto 
della sua Apostolica autorità ed allo zelo de' più 
accesi credenti importa di salvare. Colla rinunzia 
ad ogni immediata ingerenza clericale nell' ammi- 
nistrazione economica, civile e politica dello Sta- 
to , la Santità Vostra può , a decoro del sommo 
Sacerdozio, conservare gli onori sovrani , un sun- 
tuoso appannaggio , un inviolabile recesso nella 
città Leonina del Vaticano , tutela suprema degli 
ordini religiosi e di quanto si attiene alla Chiesa 
e allo splendore del culto del Dio vivente. Così 
rivolta interamente alle cure dell' ecclesiastico reg- 
gimento e non più distratta ed affannata dalle 
mordaci e pungenti cure del temporale governo , 
ne più sospinta, a ritroso della mite sua indole 
e della sacerdotal carità, a far grama la vita con 
crudeli austerità a' suoi figli, rifarà bella e vene- 
randa la sovrumana autorità pontificia , non più 
insozzata agli occhi degli uomini dalle terrene 
cupidità. E non più allora gl'illuminati Cattolici 
avranno a deplorare ( dobbiamo sperarlo ) lo 



29 

stupido accecamento del Clero che , confondendo 
il materiale interesse del trono collo spirituale 
dell' altare , adopera a chiarir complice di tutte 
le tirannidi la religione dell'amore e della mise- 
ricordia , e quel più stupido fanatismo de' suoi 
sconsigliati giornali che si avvisano di ben piatire 
la causa di una santa dottrina di perdono e di 
grazia , snaturandola col linguaggio furibondo del- 
l' anatema e della maledizione! Oh ! a quali onori, 
a qual lieto successo dì pie e nobilissime imprese 
per la civilizzatrice propagazion della Fede, Ella 
è aspettata , Beatissimo Padre > per questo suo 
stupendo gittar via della sconvenevole soma che 
P aggrava nella via del cielo , le fa minore e spes- 
so men retto il senso nell'indirizzo dell'immensa 
cristiana congregazione ! e fa sì che si confonda 
P inaccessibile altezza del suo grado spirituale 
con la picciolezza del principato materiale, e la 
sua dogmatica infallibilità con la politica e civile 
povertà di consigli. 

L' Italia , liberata , dopo tanto andare di se- 
coli duri e calamitosi , dal maggior ostacolo alla 
sua nazional coesione, le sarà, finche basti il 
mondo , grata } ossequiosa e riconoscente di po- 
ter senza suo danno e con privilegio di onore 
conservare la Sede del Primato universale della 
Chiesa , e tutte le generazioni benediranno il 
gran rifiuto e la memoria dell' immortale suo 
nome ! 

Benedica ella intanto la pia intenzione che 
ci ha imboccato queste parole , le quali se furono 
severe ed aspre per la ricordanza dolorosa de' mali 
originati dal temporale dominio de' Papi , noi 
certo volemmo che fossero riverenti e devote alla 



50 

loro spirituale sovranità di Vicari di Gesù Cristo 
e zelatrici senza rispetto umano, della intemerata 
purità della Fede e della verace grandezza e pre- 
minenza del Cattolicismo e del cattolico Ponti- 
ficato. 





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